fuori c'è la notte. c'è una via acciottolata che sghemba scende e sale dalla città alta a quella bassa. un paio di lampioni mostrano come il vento rovesci la pioggia sui muri delle case. il vento vorrebbe entrare a sparigliare un po' di polvere. ma dentro ci siamo noi, al buio. la casa è sua e le regole le decide lui. ha detto, preferisco spogliarmi così. chi sono io per ?
attorno al metro e settanta. rasato, pizzetto, faccione simpaticamente tondo, maglietta nera da metallaro darkettone punkettone per coprire il bozzo di quello che sarà -ma già è- un bel panzone, jeans con catena del cesso salva portafogli, denti gialli di MS. aggirando una pozzanghera, costeggiando cornicioni, coprendoci con un sacco nero della rumenta, ha detto, pare di stare a Woodstock. io me la ricordavo diversa, la scena. col fango, non sotto il diluvio. ognuno ricorda quello che più preferisce. evidentemente, io preferisco il fango. io sono proprio come i maiali. poi, la scena :
- ti va di salire a fare qualcosa ?
- non si diceva bere, una volta ?!
- usciamo ora da un bar, bevuto s'è bevuto...
[ in questa breve parentesi di illuminazione facciale ci sono io che realizzo il seguente schema logico mentale: woodstock --> l'amore libero --> io sono libero --> tanaliberitutti --> tu sei libero --> maglietta degli AC/DC (ehi see, dì sì!)--> ho detto pure che sono di ampie vedute non farmi essere esplicito --> fammi ]
quindi ha preferito spogliarsi così. ha acceso una luce fioca. per mostrarsi. in boxer, lunghi e larghi. lievemente girato di schiena. vergognoso. sulla pancia un bersaglio di peli concentrici ad indicare l'ombelico al centro. non ha detto niente ed è uscito in corridoio a piedi nudi. è stato in quell'esatto momento che ho sentito quel rumore. una specie di leggero scampanellio. di sonaglino da gatto. dico, non sapevo avessi un mi[ ] [ ]. c'è il vento che litiga con delle persiane e copre la voce. queste sono le persiane che sbattono. [ ] [ ]. vince il vento. quando torna gli domando il nome della bestiola, faccio anche il ncc ncc ncc di richiamo ma mi assicura che come animale mi basto e avanzo.
per curiosità mi chino persino a guardare sotto il letto.
attimi di silenzio riempitivo. poi, un lampo. fuori e dentro.
- forse è il mio Prince Albert !
- ? ! ? [ espressione da ma non era il nome di un cocktail !? ]
ed è così che ho scoperto che esiste tutto un mondo intorno. il mondo delle pene di chi tiene un piercing sul pene. i miei omaggi, principe alberto. segue intervista sui massimi sistemi: ti fanno un buco lateralmente entrando con un tubicino dall'uretra. poi ti mettono l'anello. non ti dico il sangue che ho trovato nelle mutande il giorno dopo. si può fare anche sul frenulo, con quello si scopa ancora meglio. o sul prepuzio per chi ha tanta pelle. ognuno ha il proprio nome. sì, sbatte un po' sui denti, alle donne non piace infatti. certo, con quello sulla lingua hai tutta un'altra tipologia di stimolazione. comunque ultimamente lo porto sempre meno. sai perchè?
- piscio dappertutto, è un casino
proprio come i gatti quando marchiano il territorio, tra l'altro.
- ehi, che fai!?, avevamo detto ognuno il suo
- proprio. casomai io dico il proprio, nel senso che è proprio il caso di
- eee-hii, solo se spegnam mmm spegnamo la luce
[click OFF] lunghi minuti di sospiri riempitivi, fino a che
[click ON] poi la pioggia opalescente ha fatto pieno centro sulla panza pelosa
tutte queste p -di pompino- fanno il paio con tutta la sua pì-pì.
quindi si è acceso una MS e mi ha domandato se l'indomani sarei andato a vedere, anzi sentire, i Depeche Mode allo stadio. lui non poteva, aveva da fare. ho riposto che no, non mi allettava l'idea, che s'era fatto tardi, che pure io sarei dovuto svegliarmi presto. chiede, uno di questi giorni usciamo di nuovo a bere qualcosa? propongo, ci vediamo direttamente qui, e l'alcool lo porto io. ha sorriso e l'ho preso come un buonanotte, grazie mille.
esco. la strada acciottolata è viscida e in discesa. i cornicioni e le terrazze un po' mi riparano e un po' mi sgocciolano sulle spalle. sento ancora quel suono metallico, che non era nemmeno il prince albert. a intermittenza. dev'essere nella mia testa. dentro. un meccanismo perverso, una qualche cosa che vuole attirare la mia attenzione. un imput che parte di default.
credo sia il vero io narrante di questo blog.
il quale, appena sentiti nominare i depeche mode, emerge e sobilla: pisano! marco pisano! scrivi di quella cosa là su Pisano!
Marco Pisano è un calciatore del Torino appena retrocesso.
Marco Pisano ha un secondo nome. che è Giovanni.
Marco Pisano è bello, ha un po' di pelo finanche un tatuaggio. bello anche quello. una citazione musicale. bella pure quella. questa:
[ingrandimento disponibile cliccando]


[foto tratta dal sito del tatuatore dei vips -leggi Ventura- specializzato in calciatori -un po' come il parucchiere specializzato in dive- che scopro solo ora operare in Lecco, nel caso sparissi per un po' cercatemi lì, fuori dalla vetrina, se c'è una vetrina]
mi verrebbe da chiedermi chi sia 'sto Lorenzo, ma mi godo il silezio.
fino a che dura. fino a che non riprende lo scampanellio nella mia zucca vuota.