Tra Le Gambe Di Morfeo

[ la foto è opera di Luca Nassini, ed è tratta dal suo account di Flickr, questo ]

Si Sente Dire In Giro Che

Utente: untifosodiverso
Adoro il calcio, ma non solo. Sono stato un ultrà, tempo fa. E sono frocio. Come inizio credo possa bastare. Amo la fantasia di un assist al bacio, l'impossibilità di una rovesciata cercata-voluta-trovata. Perchè amare i calciatori non vuol dire necessariamente essere una velina.

pro-curatore di me stesso

insulti, proposte indecenti, offerte, domande insulse, tutto quello che volete dirmi potete farlo direttamente a questo indirizzo untifosodiverso@gmail.com

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venerdì, 26 giugno 2009

ognuno cerca il proprio gatto. anche sotto la pioggia. la pioggia opalescente

fuori c'è la notte. c'è una via acciottolata che sghemba scende e sale dalla città alta a quella bassa. un paio di lampioni mostrano come il vento rovesci la pioggia sui muri delle case. il vento vorrebbe entrare a sparigliare un po' di polvere. ma dentro ci siamo noi, al buio. la casa è sua e le regole le decide lui. ha detto, preferisco spogliarmi così. chi sono io per ?

attorno al metro e settanta. rasato, pizzetto, faccione simpaticamente tondo, maglietta nera da metallaro darkettone punkettone per coprire il bozzo di quello che sarà -ma già è- un bel panzone, jeans con catena del cesso salva portafogli, denti gialli di MS. aggirando una pozzanghera, costeggiando cornicioni, coprendoci con un sacco nero della rumenta, ha detto, pare di stare a Woodstock. io me la ricordavo diversa, la scena. col fango, non sotto il diluvio.  ognuno ricorda quello che più preferisce. evidentemente, io preferisco il fango. io sono proprio come i maiali. poi, la scena :

- ti va di salire a fare qualcosa ?
- non si diceva bere, una volta ?!
- usciamo ora da un bar, bevuto s'è bevuto...

[ in questa breve parentesi di illuminazione facciale ci sono io che realizzo il seguente schema logico mentale: woodstock --> l'amore libero --> io sono libero --> tanaliberitutti --> tu sei libero --> maglietta degli AC/DC (ehi see, dì sì!)--> ho detto pure che sono di ampie vedute non farmi essere esplicito --> fammi ]

quindi ha preferito spogliarsi così. ha acceso una luce fioca.  per mostrarsi. in boxer, lunghi e larghi. lievemente girato di schiena. vergognoso. sulla pancia un bersaglio di peli concentrici ad indicare l'ombelico al centro. non ha detto niente ed è uscito in corridoio a piedi nudi. è stato in quell'esatto momento che ho sentito quel rumore. una specie di leggero scampanellio. di sonaglino da gatto. dico, non sapevo avessi un mi[ ] [ ]. c'è il vento che litiga con delle persiane e copre la voce. queste sono le persiane che sbattono. [ ] [ ]. vince il vento. quando torna gli domando il nome della bestiola, faccio anche il ncc ncc ncc di richiamo ma mi assicura che
come animale mi basto e avanzo.

per curiosità mi chino persino a guardare sotto il letto.
attimi di silenzio riempitivo. poi, un lampo. fuori e dentro.

- forse è il mio Prince Albert !
- ? ! ? [ espressione da ma non era il nome di un cocktail !? ]

ed è così che ho scoperto che esiste tutto un mondo intorno. il mondo delle pene di chi tiene un piercing sul pene. i miei omaggi, principe alberto. segue intervista sui massimi sistemi: ti fanno un buco lateralmente entrando con un tubicino dall'uretra. poi ti mettono l'anello. non ti dico il sangue che ho trovato nelle mutande il giorno dopo. si può fare anche sul frenulo, con quello si scopa ancora meglio. o sul prepuzio per chi ha tanta pelle. ognuno ha il proprio nome. sì, sbatte un po' sui denti, alle donne non piace infatti. certo, con quello sulla lingua hai tutta un'altra tipologia di stimolazione. comunque ultimamente lo porto sempre meno. sai perchè?

- piscio dappertutto, è un casino

proprio come i gatti quando marchiano il territorio, tra l'altro.

- ehi, che fai!?, avevamo detto ognuno il suo
- proprio. casomai io dico il proprio, nel senso che è proprio il caso di
- eee-hii, solo se spegnam mmm spegnamo la luce

[click OFF] lunghi minuti di sospiri riempitivi, fino a che
[click ON] poi la pioggia opalescente ha fatto pieno centro sulla panza pelosa

tutte queste p -di pompino- fanno il paio con tutta la sua pì-pì.

quindi si è acceso una MS e mi ha domandato se l'indomani sarei andato a vedere, anzi sentire, i Depeche Mode allo stadio. lui non poteva, aveva da fare. ho riposto che no, non mi allettava l'idea, che s'era fatto tardi, che pure io sarei dovuto svegliarmi presto. chiede, uno di questi giorni usciamo di nuovo a bere qualcosa? propongo, ci vediamo direttamente qui, e l'alcool lo porto io. ha sorriso e l'ho preso come un buonanotte, grazie mille.

esco. la strada acciottolata è viscida e in discesa. i cornicioni e le terrazze un po' mi riparano e un po' mi sgocciolano sulle spalle. sento ancora quel suono metallico, che non era nemmeno il prince albert. a intermittenza. dev'essere nella mia testa. dentro. un meccanismo perverso, una qualche cosa che vuole attirare la mia attenzione. un imput che parte di default.

credo sia il vero io narrante di questo blog.

il quale, appena sentiti nominare i depeche mode, emerge e sobilla: pisano! marco pisano! scrivi di quella cosa là su Pisano!

Marco Pisano è un calciatore del Torino appena retrocesso.
Marco Pisano ha un secondo nome. che è Giovanni.
Marco Pisano è bello, ha un po' di pelo finanche un tatuaggio. bello anche quello. una citazione musicale. bella pure quella. questa:

[ingrandimento disponibile cliccando]




[foto tratta dal sito del tatuatore dei vips -leggi Ventura- specializzato in calciatori -un po' come il parucchiere specializzato in dive- che scopro solo ora operare in Lecco, nel caso sparissi per un po' cercatemi lì, fuori dalla vetrina, se c'è una vetrina]

mi verrebbe da chiedermi chi sia 'sto Lorenzo, ma mi godo il silezio.

fino a che dura. fino a che non riprende lo scampanellio nella mia zucca vuota.
scritto a mano, senza troppo pensarci da: untifosodiverso alle ore 14:23 | link | commenti (10)
categorie: fotografie, tatuaggi, calciatori, pupilli, etero curioso, pisano marco
lunedì, 22 giugno 2009

Lo Stendardo di Dossena

ho detto ciao, bisbigliando. un po' come si fa nella sala d'attesa del medico, per non disturbare. ho detto ciao, bisbigliando, sono qui per votare. non c'era nessuno, e dei tre scrutatori il più sveglio pareva sotto l'effetto di qualche blando stimolante.

mi ha dato una scheda viola, una beige e una verde.
ha chiaramente detto be-esc pensando a una cacca di cane con scariche di dissenteria.
al tavolino il presidente leggeva la Gazzetta.
età media: troppo bassa.

su di una scheda ci sono scritte così tante parole, in piccolo, ma così tante, che se avessero avuto il buon senso di stamparvici sopra finanche un codice ISBN lo avrei sicuramente aggiunto alla mia libreria di Anobii. come lettura della settimana. comunque, da dentro la cabina sento il presidente che domanda:

- Dossena dove gioca?
- boh #1 (ragazzo)
- boh #2 (altro ragazzo)
- Sampdoria (ragazz-a)

un plauso, anche se quello trattasi di Dessena. ma un plauso. quindi come una voce fuori campo, forte del mio esercizio democratico, ho detto ulteriormente la mia. gioca nel Liverpool.

- ma si può parlare dalla cabina? è legale? (ragazza)
- ma è bergamasco? si chiama come il paese ( ragazzo boh#1)

- cosa è che succ-i-ede qui? qualche problema?

scritto a mano, senza troppo pensarci da: untifosodiverso alle ore 12:26 | link | commenti (10)
categorie: fotografie, calciatori, mutande, costume, lecce, ascelle, stendardo guglielmo, dossena andrea
martedì, 16 giugno 2009

Горан Пандев ( pronuncia: ˈgɔran ˈpandɛf )

certi superalcolici mi piace berli a garganella. senza che le labbra facciano succhiotti al collo della bottiglia. a garganella, per la gioia del gargarozzo, così



così da profumarmi non solo l'alito, ma anche magliette e colletti di camicie. cosicchè la gente possa dire d'istinto me: < è un tipo distinto e distillato >. le gocce che invece scivolano lente verso l'etichetta le soccorro con un dito, e ne pulisco dietro le orecchie lo sporco e la pelle morta di sudore.

certi calciatori che negli spogliatoi festaggiano a garganella passandosi l'un l'altro lo champagne da 6 chili hanno la schiuma che esce anche dal naso. lo schifo. per non parlare del ridicolo esercizio di chi lo spruzza più lontano, addosso agli altri. in faccia agli altri. istigazione alla raspa.

dato A: se mangio aspragi e/o cipolle il mio piscio ne ri-sente
dato B: la pipì a volte trasparente è lavata da acqua e alcool

dato che C sono molti maiali in ascolto
vuoi vedere che D' improvviso se mi ubriaco di champagne sburro bollicine !?
sarebbe spassosissimo. E frizzantissimo.
e l' F-rvesc-i-enza diventerebbe uno studio ghiotto. da inghiottire.

Goran Pandev, sempre lui, quello della Macedonia, che < non è un dolce, è solo frutta >. il primo a sinistra. l'unico con un mini-slip (confrontate i bordi delle mutande di tutti gli altri, ho detto i bordi!).



su cosa stia invece facendo davvero Del Nero, al suo fianco, in quella posa da sgasatore di motocicletta chopper ci sarebbe da scriverci tuttecose a parte. in primis, la riga bianca di pelle non abbronzata sul pube. pare uno di quegli stati africani tirato con il righello, a caso. vorrei chiedere cittadinanza lì, ora, subito.

Goran visto scritto in cirillico lo leggerei topah. comunque, al di là dell'Adriatico è così famoso che un rapper locale gli ha dedicato una canzone. bella come solo certi rap sanno essere, questa roba, se dio vuole dura solo un minuto e quarantacinque. c'è anche qualche parola in italiano: italiano maestro, maccaroni i spaghetti, ciao bella!, scudetto che fa rima con rispetto. l'autore è tal Toni Zen. non da solo. featuring Tamara, che è chiaramente colei alla quale si è ispirata la corista di Povia a San Remo. per lo meno ora mi è chiara una cosa: Macedonia in macedone si dice ma-cHe-donia. è un suono duro.

sarei curioso di vedere 'sto Toni Zen la faccia che tiene.
[ un clic per vedere bene bene bene ]






















la faccia di uno che titola una canzone "Sega Znam", ad esempio. nuovo idolo musicale incontrastato. sto rivalutando delle espressioni tipo: è solo un tamarro con la catena al collo. sto rivalutando le catene.

sto valutando varianti alternative alle vecchie manette.

c'è che all'improvviso <sento anch'io l'istinto di legarmi>
giovedì, 11 giugno 2009

madonne transfotogeniche, il santo -da- Morrone e la parentale tutti al mare

in quei giorni si era presentata l'occasione di raccimolare del denaro facile. lavorando. avrei dovuto sostituire una dipendente in maternità, giusto qualche mese. in soldoni, dovevo dare una mano al padrone. mi dissero che si trattava di impaginazione e stampa di materiale cartaceo. risposi, perchè no. così mi presentai nello scantinato del signor gian giuseppe.

- salve, è lei il signor gian giuseppe ?
- giangiuseppe peresteso, mi raccomando
- un tifoso diverso, tutto staccato

un uomo buono, sulla sessantina. calmo, pacifico, mai sopra le righe. una via di mezzo tra un becchino -con quell'espressione sempre sul punto di piangere, così convincente che Oliver Twist lèvate- e un mezzo frate nel vestire sempre liso e di marrone. votato al bisbiglio e alla madonna. statue, statuette, immagini e santini un po' dappertutto. il lavoro funzionava così: certe aziende di turismo religioso consegnavano al signor giangiuseppe l'idea di un volantino reclamizzante trasferte in luoghi sacri.

- come si consegna un'idea ?
- di solito mi portano un foglio con dei disegni puramente indicativi
- e poi ?
- noi la realizziamo inserendo immagini e note agiografiche
- ah, l'ah-gioh-grah-fih-ah !
- ti piace ?
- è squisita

la paga era consegnata puntuale, a mano, ogni sabato mattina. tanta. e tutta in nero. io prendevo e mettevo in saccoccia. immerso in quella santeria la ma-dama in nero di Medjugorje era una giustificazione, era un è cosa buona e giusta. mi piacciono quelle sante donne che si mettono una mano sul cuore e chiudono un occhio,  facciamo due. giangiuseppe era un fanatico, ma non faceva mai né proselitismo, né domande invasive. così passavo la mia giornata lì, in quello scantinato stranamente mai buio, con una sola finestrella vista marciapiede scarsamente frequentato. molte paia di scarpe, se diceva bene una bicicletta, se diceva male un cane piscione. mi piaceva.

- ma da dove arriva tutta questa luce ?
- noto con piacere che la vedi anche tu

paura. con tutte quelle aureole pareva effettivamente che. non ci feci più caso quando si presentò un imprevisto. un nuovo cliente, con l'idea di un opusculo pieghevole su di un santo. uno importante, uno che conta. avrei dovuto imbastire un progetto da zero, quando fino a quel momento bene o male si era trattato di completatare qualcosa che altri avevano già iniziato. disse il vecchio:

- ora dovrai fermarti un po' di più, e consultare qualche volume che ti procurerò
- ...
- ovviamente a tutto questo corrisponderà un'ulteriore ricompensa

cioè, sarei stato pagato -ancora di più!- persino per leg-ge-re. ero così felice che nemmeno mi rendevo conto di continuare a tampinare la madonna preferita di giangiuseppe con l'assurda pretesa di far morire di parto la tizia incinta. stranamente, i soldi in tasca m'alleggerivano la testa. la preferita di giangiuseppe stava appesa al muro, incorniciata d'oro. credo fosse un  trenta per sessanta. un primo piano del viso, con un leggero difetto di stampa sulla gota sinistra, ma il celeste del velo risultava effettivamente molto conturbante. pareva una foto di una qualche statua famosa.

soprattutto, pareva un transessuale.
ma questo a giangiuseppe non glielo ho mai detto.
come mi son sempre trattenuto dal chiamandolo san giuseppe.

la ricompensa, che delusione, non furono denari in più. no. ogni giorno si presentava con gli avanzi della cena precedente. gli avanzi! diceva, te li manda mia moglie. piuttosto, quella pia donna  avrebbe potuto farmi altro, che ne so, un pompino. magari all'ora del the, per ricaricarmi. ché in quel periodo si batteva chiodo solo per mettere in sicurezza antiche cornici ballerine.

il santo in questione, venne fuori, era tal Pietro da Morrone. in arte, Celestino V(u).

- colui che per viltà fe' il gran rifiuto
- viltade
- viltà

[ in questa breve parentesi ci siamo io e san giuseppe che verifichiamo sulla divina commedia ]

[ in questa luu-uu-u-nga parentesi c'è invece san giuseppe che mi spiega come in realtà dante non si riferisse a lui, non è possibile, non lo nomina nemmeno, è tutto un'errore, e a me mi dispiace molto che la gente pensi che, non era un vile, poi capirai molte cose leggendo quei libri li che ti ho messo al tavolo da lavoro ]

ogni mattina mi svegliavo e controllavo che ci fosse finalmente anche un'aureola per me  fra i capelli arruffati. mia madre faticava a credere che il mestiere di cui le raccontavo per telefono esistesse per davvero. mi fece notare che bene o male guadagnavo in una settimana quello che tira su una battona poco sfruttata, una di quelle che la dà via per puro piacere personale. io le domandai: e tu cosa ne sai?

Celestino Vu si rivelò una gradita scoperta ed entrò dritto nella classifica dei miei personaggi storici preferiti. era alquanto matto, bislacco, eremitico, completamente misogeno, le donne guai a vederle, guai a incontrarle, guiai a miracolarle. inoltre era assillato da  un problema:

le pol-lu-zio-ni notturne.

si svegliava sporco, pieno di dubbi, andava da altri preti & pretini affini domandando: <sono lordo, sono degno di dire messa oggi?>. la prima cosa che mi è venuta in mente è quella canzone, quella della zia che rimane a guardare e dice che oggi il bagno lei non lo può fare. chissà le suore cosa pensano quando viene loro il mestruo. comunque preti e pretini e affini gli rispondevano:

- la messa puoi dirla uguale
- per oggi è meglio di no, ma sono cose che càpitano
- fai vedere bene cosa ti è successo, fammi vedere esattamente come, andiamo di là

il signor gianguseppe aveva riso e: <no, queste cose non le possiamo scrivere, non sta bene>. per una frazione di secondo giurerei di averlo sorpreso spiare la sua madonna trans-foto-genica con della leggera malizia negli occhi. quando rientravo dalle mie pause avevo sempre il timore di soprenderlo a masturbarsi adorando soggetti religiosi. (coscienza sporca, sporchissima)

ci pensate? ma soprattutto, tutto ciò, se esiste, ha un nome tecnico?

il pieghevole non venne benissimo, ma nessuno se ne lamentò. s'era lamentata invece , e pure parecchio, la tizia incinta nell'attimo esatto in cui aveva sfagiolato, per dirla alla Juno. fece sapere che tempo due giri di ago e filo e sarebbe tornata subito al posto suo.

a me non dispiaceva troppo l'idea. me ne andavo con un bel gruzzolo di soldi facili, con la tentazione di rischiarli tutti in un quiz a premi rispondendo a domande su San Pietro da Morrone in arte Celestino Vu, da tante che ne sapevo sul suo conto. tut-te.

che prima Morrone per me era un solo un calciatore rasato.

poi è stato un paese, un'etimologia (roccia!), un papa, un santo, un trimestre felice della mia vita.

da qualche giorno a questa parte, Morrone è tornato di nuovo, con prepotenza, ad essere prioritariamente il cognome di un calciatore. felice.

felice come solo un capitàno di una squadra promossa. (roccia!)




santo subito.
scritto a mano, senza troppo pensarci da: untifosodiverso alle ore 12:37 | link | commenti (12)
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sabato, 06 giugno 2009

che poi anche Mariano è un nome bellissimo

di questi goffi giorni di Giugno salvo giusto una cosa: il profumo dei tigli in fiore. è il mio ansiolitico naturale preferito, in quanto gratuito. dal legno di tiglio ci tirano fuori anche bassi e chitarre. sarebbe bello averne una nuova, di chitarra, ma i soldi sono finiti. sta finendo un po' tutto, anche il coraggio. di sicuro, si è concluso maggio.

maggio è il mese mariano per antonomasia.
che poi Mariano è un nome bellissimo. quasi quanto Marzio.

come quando fra tanti sconosciuti scegliamo colui a cui chidere informazioni, Mariano è un nome che mi ispira fiducia a pelle. mi sa di volitività e caffè buono. caldo e buono. di briciole di biscotti da colazione che precipitano sul vello del petto le mattine d'agosto, al mare.




















che poi se uno dice Mariano Bogliacino fa rima con argentino, dice bene.
dice che nel Napoli gioca pure un altro che di cognome fa Maggio. alle volte.

alle volte dovrei solo starmene zitto. tipo che c'era 'sto ragazzo -padrone di casa- intento a intrattenere noi ospiti con aneddoti fintosimpatici. molto autoreferenziali. non lo ascoltavo attentamente, come mio solito preferivo concentrarmi sul brusio del vociare di fondo per cercare di captare conversazioni altrui tra i gruppetti di separatisti poco più in là. in parole povere, tappezzeria. fissa. di quella che s'applica con la sparachiodi. solo che ad un certo punto se ne esce con un: <come quella volta che a Scarabeo ho composto la parola massofisioterapista>.

tra l'altro l'ha scandita lentamente.
l'ha compitata incerto come i bambini dei telefilm americani al rodeo di grammatica.
giudice di gara, potrebbe inserirla in una frase?

non che l'argomento interessasse davvero a qualcuno in particolare -l'unica festa in cui la travesta  pareva pierrot-, ma senza che me ne rendessi conto stavo bene o male affermando, creando un principio di imbarazzo e un gelo da sgamo, che:

- sarebbero diciannove caselle, e  il tabellone è un quadrato di  lato diciassette
- scusa, come hai detto?
- no niente, è che forse ti sbagli. quella parola proprio non ci può stare, tutto qui
- forse era un altro termine
- già...
- sicuro...
- magari era massofisioterapia, solo diciassette, perfetta
- era proprio quella
- non avevo dubbi
- e com'è che sai contare così in fretta le lettere?
- lavoro in posta, devo
- allo-o-ra, chi vuole vedere-e-e il mio nuovo-o-o cortometraggio-o-o?

è stato uscendo ramingo sul balcone che per un attimo ho avuto la sensazione che se avessi semplicemente mollato una scorreggia, rumorosa e inquivocabile, avrei riscosso più successo e simpatia.

un tizio mi ha raggiunto all'esterno e mi ha domandato la differenza che c'è tra un massofisioterapista e un fisioterapista, se la sapevo. ho risposto: <sono sfumature>. e un po' come quando la tizia dei massaggi ti chiede se vuoi l'asciugamano per coprirti o no. non ti guarda comunque, sai quali e quanti ne vede. è un po' come scattare due fotografie allo stesso soggetto da angolazioni diverse.




sono sfumature ad olio, necessariamente dipinte a mano.
scritto a mano, senza troppo pensarci da: untifosodiverso alle ore 17:48 | link | commenti (6)
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sabato, 30 maggio 2009

a bologna, al santuario di san luca con il salvì-ficò

la ciclicità degli eventi. c'è che prima o poi tutto tendenzialmente dovrebbe ri-accadere di nuovo. al momento la statistica dice uno: stagione 1995 / 1996, il titolo di capocannoniere viene vinto da Igor Protti che -mai successo prima- retrocede in serie B con il Bari. son passati ben tredici anni, e al momento ha segnato più gol di tutti Marco Di Vaio (feat. Ibrahimovic). solo che il Bologna, a novanta minuti dalla fine di tutto, non è ancora matematicamente salvo.

Bologna 34 punti, Torino 34 punti. una resta, l'altra va. in b.
Bologna - Catania VS. Roma - Torino.
Di Vaio & Mingazzini VS. Rosina & Stellone
salvo sorprese, si dovrebbe salvare il Bologna.

Ha detto Di Vaio: << se ci riusciamo, vado a piedi al santuario di San Luca >>

a San Luca ci sono salito a piedi proprio un paio di anni fa. bello. bello lo scarpinare sui gradini sotto i portici. non avevo nulla da espiare, o vincoli da redimere. solo tirare sera  prima di ritirarmi al chiuso di un po' di musica dal vivo. era un giorno di febbraio che suonava alquanto decabrista, per niente decadente, erroneamente decembrino. avevo addosso una maglietta leggera e una trepidante attesa. sdraiato nell'erba, di fronte a me la panchina sulla quale, si svolge, avrei scoperto dopo, la scena che immette nel finale di un bel libro di Gianluca Morozzi.

quindi:

non resta che attendere il salvì-ficò. ché questo è un blog che fino all'ultimo punta alla salvezza. ci si sdraia supini sull'altare, si allargano le braccia e si aspetta che ne esca qualcosa. che affiori un segno rivelatore.



allorché anche il più miope dei miscredenti proferirà un illuminato: lo vedo! lo vedo!

tutto in novanta minuti. tutti ad ascoltare cosa succede agli altri altrove.
voglio un finale rocambolesco, ci tengo a puntualizzarlo. [cit.]

(forza bologna!)
scritto a mano, senza troppo pensarci da: untifosodiverso alle ore 13:59 | link | commenti (7)
categorie: bologna, fotografie, calciatori, seriea, salvezza, amori impossibili, pupilli, raspe a go-go, di vaio marco
mercoledì, 27 maggio 2009

aun no hemos ganado nada, me preocupa tanta euforia (cit.)

diciamolo prima. stasera si tifa spudo-a-doratamente per Guardiola. non per il Barça. non per il Manchester. per Guardiola. vincente al debutto assoluto non sarebbe per niente male.

caro Pep, sèntiti libero di fare tutti gli scongiuri del caso. che è risaputo, solitamente io meno rogna. [cliccare per visualizzare gl'ingrandimenti]













daje de tacco, daje de punta. daje de lengua!


scritto a mano, senza troppo pensarci da: untifosodiverso alle ore 11:52 | link | commenti (5)
categorie: fotografie, allenatori, amori impossibili, pupilli, finalissima, guardiola joseph
martedì, 26 maggio 2009

hold 'em ! (ovvero tienile! nel senso di non cambiarle mai)

Pertini sull'aereo che gioca a carte. gioca a scopone scientifico. in coppia con Zoff sfida Bearzot e Causio. Zoff, flemmatico nel decidere come nel parlare, me lo immagino proprio. persino un buono come il presidente lo rimbrotta, ci hai fatto perdere. e poi giù tutti a ridere, un bel chissenfrega! siamo campioni del mondo. mille novecento ottanta e due.

una vita fa, praticamente la mia fase della lallazione appena conclusa.
niente po-po-po ma tantissima popò.

i calciatori di oggi ammazzano il tempo giocando a poker. nelle sue varianti più modaiole, come il Texas Hold 'Em. che la playstation li fa sentire troppo regazzini, i giochi da tavolo son lenti e spesso c'è quella cosa fastidiosa del dover rispondere a delle domande, senza le quattro opzioni di risposta. meglio le carte, meglio fare a gara a chi rilancia di più. che tanto le auto le hanno tutte grosse, e i piselli ce li si confronta negli spogliatoi solo il primo giorno di ritiro, poi è noioso, son sempre gli stessi. meglio il poker. meglio i rilanci. meglio i vedo.

Inghilterra. Robbie Blake quando non gioca al pallone nel Burnley, serie B inglese, gioca a poker coi compagni. non vince mai, ma proprio mai. anche quando potrebbe, non ci riesce. alquanto sfigato.

s'alza tale Carlisle e dice ghe pensi mì. dice: <ti farò un regalo, e lo indosserai durante la prossima partita>.
il tizio si presenta quindi con un paio di mutande rosse. sul culo la scritta BAD BEAT BOB. Blake dice ciumbia che bèle müdande.

Bad Beat, per dirla alla Paolo Limiti, è un po' intraducibile. praticamente tu sei lì con un'ottima mano, pensi di vincere perchè è statisticamente impossibile che l'avversio peschi all'ultimo istante l'unica carta che potrebbe farti perdere, ma ciò puntualmente accade.

Robbie Blake puntualmente le ha indossate e mostrate ogni qualvolta si sono dimostrate fortunelle. [cliccare per ingrandirle]















tribbuto al tribudio di bi
alle mani vincenti
alle mani

a me viene in mente quella barzelletta sui du' frosci, Billy e Benjamin, con Billy che per festeggiare non so cosa, facciamo l'anniversario di coppia, si fa tatuare le loro iniziali sul culo, una B su ogni chiappa, e Benjamin quando torna a casa e lo vede se ne esce con: e ora questo BOB chi sarebbe!? cose così.

Conosco gente che non lava magliette o canotte o calzini fortunati. non conosco le abitudini di Blake, ma a forza di parlarne, ora le si possono anche comprare. 8 sterline e 99. non per dire, ma funzionano. dopo 33 anni, il Burnley la prossima stagione tornerà in Premier League.

non ci avrebbe puntato nessuno.
scritto a mano, senza troppo pensarci da: untifosodiverso alle ore 11:56 | link | commenti
categorie: mutande, premier league, burnley, promozioni, blake robbie
venerdì, 22 maggio 2009

sono ancora un delfino, occhio! (Pescara reprise)

ricordate? mancava poco a Natale e avevo commosso -!?- tutti rivolgendo il mio pensiero ai meno fortunati, ai poveri. << io a quelli che restano in mutande ci penso sempre >>, avevo detto.

e continuo a farlo. non desisto, non resisto. e quindi, eccomi qui, novello Gabanello. un po' come nella rubrica di Report, arriva il momento in cui è giusto porsi la domanda: beh, com'è andata a finire?

bene. l'ex società Pescara Calcio, dopo il fallimento, è stata mangiata dal signor De Cecco, sì, quello della pasta. oh, com'è buono lei, signor De Cecco, come sono buone le sue pipe rigate, le compro sempre all'Esselunga, lunga vita al signor De Cecco. evviva. l'ex Pescara Calcio ora  si chiama Delfino Pescara 1936.

un punto di penalizzazione, e una salvezza risicata. che spaghetto! triplice fischio finale. chi butta il cuore oltre l'ostacolo, chi l'acqua -santa- della pasta, chi la divisa da gioco ai tifosi. risultato? cliccare per ingrandire

il capitano Pomante (forse)

















il marito di Alessia Merz (riconoscibile sia frontalmente che lateralmente per ovvi motivi)

















il bel Pisciotta (quello con le mani giunte, nel mezzo, che vi prega di non ridere del cognome)



immagini da forzapescara.com

sono ancora un delfino. sporcaccione e curioso. guardare per credere.



sono un delfino. ho una pupilla a forma di cuore. mi serve per individuare coloro che meritano prima di tutti gli altri, tutta la mia attenzione. coloro chi!? coloro che restano in mutande, appunto. a loro, solo a loro, tutte le mie particolari attenzioni. i miei sorrisi. i miei canti.

i miei spruzzi.

scritto a mano, senza troppo pensarci da: untifosodiverso alle ore 14:14 | link | commenti (12)
categorie: calciatori, pescara, salvezza, seriec, ascelle, raspe a go-go, bazzani fabio, pisciotta massimiliano, pomante marco
martedì, 19 maggio 2009

che poi manco li scrivono loro, semplicemente li rubano alla folla

due anni prima: l'Inter vince lo scudetto, e qualche giorno dopo il Milan la Champions League. Ambrosini se ne esce con lo striscione


che volendo ha un senso compiuto.
goliardicamente volgare, ma efficace.



l'altra sera: l'Inter ri-vince lo scudetto, Materazzi e Stankovic (e Chivu) esibiscono questo, di striscione

? ? ? ? ? ?

volendo, è una frase quantomeno ambigua. la rileggo da giorni -sì, lo so, non ho molto altro da fare. è che non mi capacito di quei puntini di sospensione tra ancora e posto. cosa mi stanno a significare?
e da quando è fico vantarsi di avere un culo arredabile?


caro Materazzi, dillo, ti brucia -sì, proprio quello- non aver praticamente mai giocato quest'anno, ve' !? oramai sei nella fase "più tatuaggi che presenze".

sapete dove ve ne potete andare tu e quell'amico tuo di Stankovic?
ma andatevene un po' a fff ...



... fffesteggiare all'Aquafan di Riccione, come lo scorso anno.

caro Stankovic, attè, se ti va, te lo arredo io. che ancora oggi saprei dire a che squadra hai segnato il tuo primo gol in serie A, e come. eccome. eccòme.
scritto a mano, senza troppo pensarci da: untifosodiverso alle ore 12:52 | link | commenti (7)
categorie: tatuaggi, calciatori, inter, costume, piedi, striscioni, seriea, scudetto, materazzi marco, stankovic dejan