caro Lu, sì proprio tu, alla fine l'ho stanato. esattamente nell'ultimo posto dove mai mi sarei aspettato di trovarlo. o di cercare. tra l'altro di domenica mattina, nella piccola piazza di un paesello di montanari. dove tutti ti guardano in tralice. soprattutto i cani randagi che bivaccano attorno ai cumuli di rumenta.
e lui, il principe di Nikšić, se ne stava lì. in piazzetta a Kolašin.
bello, col brillocco opalescente all'orecchio, in mano la carta di credito, vestito di sorrisi e capelli pettinati a d'uopo. certo, una posa un po' plastica e statica ma tant'è. incredulo ho immediatamente azzerato le distanze, e la salivazione. le mani sulla fronte a proteggermi dal sole che messo lì così, a guardarmi in tralice pur'esso, abbacinava alquanto.
e lui, il nostro, era proprio innanzi a me. seduto, su sfondo nero.
dentro il display dello sportello di un bancomat.
roba che per l'emozione avrei avuto bisogno di una maschera d'ossigeno, un cardiofrequenzimetro e tante piccole ventose colorate a monitorarmi.

[ io faccio il tifo per le giallorosse fra le sise e quella scura sotto il capezzolo. e mi dichiaro da ora fan dell'ombelico nero, del rotolino, degli occhi assonnati -o vuoti!?- e delle etichette azzurre sulla testa che paiono antenne di qualche insetto che non riesco a mettere a fuoco. pure dell'ombra sul muro. del quadro, proprio no ]
pensa che dopo un po' che carezzavo languidamente lo schermo anche una specie di poliziotto piantonato dall'altra parte della piazza ha iniziato a fissarmi, che te lo dico a fare, in tralice.
[ in questa parentesi ci sono io che penso che in tralice è la classica espressione che durante la lettura di un libro ti fa inciampare. sei lì, concludi il periodo e ancora ti domandi: in tralice!? a me è capitato leggendo del fantasma di una monaca del Settecento che sgozzava le sue vittime nei boschi eterni. ci sbatti il muso e inizi a ficcarla ossessivamente in ogni tua frase ]
così ho inserito la mia gialla poste-pay arrossendo, per aver pensato a banali sconcerie. tipo, guarda un po' come infilo bene. o, per cento euro faccio questo e quest'altro, a te e anche a n'amico tuo se ce l'hai. ho selezionato: preleva due-cento.
solo che tutta la magia è stata spazzata via da una scritta. la scritta che spiegava come Vucinic al momento non potesse proprio aprire il portafogli e scucire la grana. che gran socciatura, ma niente da fare. del resto era domenica mattina, forse ancora dormiva. così, seduto su di una panchina ho cominciato a scriverti questa cartolina, mio caro Lu. e siccome mi era impossibile fartela giungere per il tuo compleanno -auguri!-, ho pensato che sarebbe stata cosa buona e giusta fare in modo di recapitartela per il suo, di compleanno.
e comunque, non ci crederai. ma c'è stato un attimo, precisamente quando ha sputato fuori la mia carta, in cui sì, lo confesso, ho guardato Vucinic in tralice.